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| Un booklet poggiato sulla scrivania. Il cronista, di fretta, lo ha dimenticato aperto. Sta con l’estremista edile dell’1.9.9.6, insieme posano l’orecchio sul bicchiere progettando l’educazione all’inverso di una creatura che appartenga loro. Che sia un figlio, una casa, un web log, un airbag che sopravvive ai satelliti. O solo un grande sasso. |
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Su forza, apri il quaderno e prendi appunti che oggi facciamo un po' di inglese. E' da tanto che non spiego più argomenti nuovi, e visto che il prof. di italiano Dario Venuti è in maternità lo supplisco io, prof. Matthew Yorke da Oxford.
Scrivi: lezione #38 - la potenza e il controllo.
E vedi di non fare sorrisini ironici, che non è di calciatori in bilico su di una gamba sola che voglio parlare, e tanto meno decantare le virtù dei battistrada scolpiti nell'uso su strade sdrucciolevoli... o franabili, friabili... sì insomma hai capito. Mi riferisco invece al concerto che i dEUS hanno tenuto l'altra sera sotto la cupola del Rolling Stone.
Tralascio di rileggere le pagine già affrontate nelle lezioni scorse: che i deus sono (o sono stati) un gruppo tra i più innovativi e influenti della scena rock europea della seconda metà degli anno '90, che durante la loro carriera hanno attraversato momenti e fasi differenti (dalle influenze punk e new wave iniziali alla musica elettronica e pop di certe ultime canzoni), che tornavano in Italia dopo sei anni ecc ecc... Tutte cose che dovresti già aver studiato sul libro di testo peraltro.
Oggi voglio invece soffermarmi
sui concetti di potenza e controllo perchè secondo me queste sono le due parole chiave per capire la musica e l'esibizione dei dEUS.
La potenza dicevamo, che viene dispiegata attraverso la velocità e la ritmica delle canzoni, come soprattutto accade durante le fughe e le digressioni apparentemente caotiche degli strumenti. Disordine che in realtà è sempre sotto controllo, con gli strumenti pronti a rientrare nei ranghi non appena richiamati all'ordine. Momenti di tensione e momenti di quiete. Ed è in questo continuo alternarsi che si crea l'energia del concerto, che risulta così essere in uno stato di pathos continuo, come in attesa di uno sfogo finale sempre promesso, e che forse solo nei bis si compie veramente.
Si comincia quindi "con calma" come dice lo stesso Tom Barman con la title track dell'ultimo album Pocket Revolution, seguita da Magdalena dalle atmosfere che ricordano a momenti i Massive attack. Quindi il primo affondo con Instant street e cosi in successione vengono eseguiti quasi tutti i brani del disco più recente e diverse riproposte dai primi due album: la struggente Serpentine, la rabbiosa Worst Case Scenario, il mantra Theme From Turnpike e la leggera Little Arithmetics che chiude la prima parte del concerto.
Nei bis eseguono Bad timing e Nothing Really Ends, lasciando a Suds & Soda, il loro primo singolo (che certe band di velluto hanno vanamente e indegnamente cercato di imitare), il compito di chiudere giungendo al climax liberatorio della serata.
Un crescendo ben strutturato e calibrato insomma. Ecco un'altra parola che devi segnare e sottolineare bene: crescendo. Anche se alla lunga questo gioco delle docce scozzesi rischia di non coinvolgere completamente il pubblico lasciandolo un po' freddo e distante. Un concerto forse un po' troppo cerebrale per una band rock, ma comunque piacevole e di grande effetto.
Mi sovviene ora alla mente che stasera Radio Popolare trasmetteva il concerto in diretta dal suo auditorium. Ed io, per scrivere queste poche righe di lezione me lo sono completamente scordato.... perdincibacco! (si sentono anche li i colpi che sto dando al muro??). Meno male che posso contare sul solerte Cronista che sicuramente avrà registrato l'evento... perchè l'hai registrato vero?!!
C’era che non si poteva non ringraziarli. Era il minimo che potessimo fare, che, come ben si intuisce dal nome dato al blog, quando da queste parti si nominano i Perturbazione, oltre a far riferimento a bravi musicisti si tira in ballo, direttamente ed esplicitamente, tutto quel affetto che ormai ci lega. Noi a noi, noi a loro. C’era il ricordo di quella domenica di Marzo. Di noi a Milano, come ieri, di Rino già sul posto ad attenderci, immancabile, ieri incluso. Di posti a sedere in prima fila, quel giorno, di posti in piedi sotto il palco non transennato poche ore fa (come a Torino, come a Cremona) E c’è che hanno suonato, ovviamente. In circolo una strana sensazione, mai provata finora, almeno non ad un concerto, di sentirsi come parte di una famiglia, di un gruppo di amici, il tutto confermato ed amplificato nell’attimo esatto in cui i sei-ragazzi-sei si presentano in scena. Più barbuti di quanto li ricordassimo, in forma come non mai. Con un’atmosfera che appare da subito rilassata, quasi cialtrona, e il presagio di una scaletta particolare, appositamente creata per la situazione. Il Cronista annota diligentemente la sequenza delle canzoni, usufruendo del gentile sostegno della spalla dell’Estremista, mentre a Rino spetta di compito di immortalare i momenti audiovisivi salienti. L’apertura, come da copione, è sempre una finestra aperta sul presente. Chiedo Alla Polvere, Canzone Allo Specchio, Animàlia. In successione, si attinge a piene mani dal vecchio album, e via, snocciolate una dopo l’altra Mi Piacerebbe, La Rosa Dei 20, Quando Si Fa Buio ( primo orgasmo per il Cronista ), Senza Una Scusa ( orgasmo #2 ) fino a raggiungere il climax con Agosto, in cui Tommy come di consuetudine scende dal palco, si accuccia tra il pubblico, quasi a voler scomparire, e lascia a noi il compito di terminare il brano. Tutti cantano, dal primo all’ultimo. Tuttintorno sono molte le facce amiche, riconosciute come già viste, già notate, in questi mesi di concerti assieme. C’è la ragazza con gli occhiali che stava in prima fila sotto la pioggia di Brescia per i Subsonica. Il ragazzo con la tracolla trapuntata di spillette intravisto dai Baustelle, addirittura Max degli Offlaga Disco Pax!, e soprattutto lo schieramento di quelle che abbiamo simpaticamente ribattezzato “le fanatiche mescaline”, nel senso che le trovi a tutti i concerti di un gruppo Mescal a prescindere, sgolando tutte le canzoni ed ammiccando al cantante maschio di turno. Il tempo di smaltire l’emozione e si riparte con Seconda Persona, la cover di Genova Per Noi di Paolo Conte e Spalle Strette. E’ il turno quindi di una versione molto poco arrabbiata di Fiat Lux, i messaggini di Se Mi Scrivi, quel capolavoro di Arrivederci Addio ( terzo orgasmo ) per concludere con Per Te Che Non Ho Conosciuto. Niente uscita plateale, si prosegue a grande richiesta, con Elena che ben se la cava nel duettare in A Luce Spenta. I due brani successivi sono un omaggio alla città. L’Inutilità Della Puntualità degli Afterhours ( il Cronista col ditino alzato a urlare Milano non è la verità, orgasmo quadruplo con doppio avvitamento) e Milano di Lucio Dalla con Tommy che nel modo di cantare il pezzo lo ricorda molto da vicino. Infine, si rallentano i giri, e sono I Complicati Pretesti Del Come. Tripudio. L’applauso è così lungo che loro di nuovo si presentano sul palco. Il tempo a disposizione prima dell’arrivo dei Carabinieri a loro dire è poco, e così, ecco la genialata. Suonano l’immancabile Il Senso Della Vite nella versione “Accarezzami Il Gatto (Remix)”. C’è che hanno anche parlato, mentre suonavano. Gigi è più logorroico del solito, anche perché spesso deve fare le veci di Tommy, il quale oltre a dimenticare le parole dei brani, o l’armonica in camerino, spesso è in preda ad utentica confusione mentale (troppa adrenalina? Troppa birra? Entrambe le cose?). Ringrazia tutti, Gigi, chiedendo se sia possibile suonare tutte le sere alla Casa139. Spiega la posizione polemica del gruppo nei riguardi del M.E.I. (meeting etichette indipendenti), svelando un imbarazzante scambio telefonico con un giornalista di Repubblica che confonde Afterhours con Offlaga Disco Pax. Racconta dell’essenza del punk che in fin dei conti è cantare tutti assieme una canzone, come abbiamo fatto noi con Agosto, “ed è bello”. Svela di non sopportare “quel cagacazzi che su internet, ovunque, ci scrive che non possiamo permetterci, in quanto trentenni, di uscircene con una canzone adolescenziale, che lo abbiamo deluso. Ma cosa vuoi oh? A noi piace! Echecazzo!”. Tommy spiega inoltre come le tre cover presenti in scaletta avessero fatto in realtà parte dello spettacolo “Le Città Viste Dal Basso” svoltosi a Modena l’ottobre scorso, dove in collaborazione con altri amici come Francesco Bianconi o Manuel Agnelli avevano proposto un repertorio di brani caratterizzanti e descrittivi di una città. C’è spazio anche per qualche siparietto comico, ringraziamenti, applausi. Autografi e dediche bibliche per l’Estremista Edile. L’ho già detto. Ma c’era che non si poteva non ringraziarli a modo nostro.
(Le foto appaiono per gentile concessione di Rino-SprazziDiLuce)
Per parecchi motivi. E quindi si è pensato bene di farglielo presente, non proprio con un presente, ma con un sincero biglietto. Piccolo, poche parole, appiccicato sul vetro anteriore del loro furgoncino. Come? Semplice, utilizzando lo scotch® recuperato dalla locandina poco prima sottratta dal portone del locale, così, giusto per non perdere il vizio di collezionare correlativi oggettivi.

<<Spegnere trenta candeline è un giro di boa fondamentale nella vita di ogni uomo. Anzi, di ogni maschio. Si dovrebbe abbandonare la spensierata giovinezza e (finalmente) maturare. Prima, però, è d'obbligo fare un bel po' di esperienze per poter dire "io ho vissuto". Maxim ha stilato la lista definitiva di queste gesta epiche. E tu quante ne hai già fatte?>>
Quelle riportate sopra sono le parole enfatiche con le quali il "bravo giornalista" apre l'articolo pubblicato sul numero di ottobre di Maxim, un giornaletto tutto gossip e pubblicità che chissà come è finito in casa mia. Qui sotto invece ecco la lista definitiva!!
01. Fare sesso a tre
Da'... hai visto? L'hanno messa al numero uno, te l'avevo detto che è importante!
02. Fare sesso con un/una professionista del sesso
ho il vago sospetto che in questa lista non troverò citato nessun classico della letteratura.
03. Cuccare su internet
appunto... però almeno questa ce l'ho!
04. Fare il Driver di modelle/i
che se non ho capito male è una specie di escort che però non ha il "dopocena" garantito. E che lo faccio a fare allora il driver??
05. Innamorarsi anche questa ce l'ho... pure troppo
07. Andare alla Street parade odio la dance
08. Andare al carnevale di Rio odio il carnevale
09. Farsi una canna si però con stile, che se no fa male
10. Maratona di Playstation c'è il tetrix sulla play??
11. Andare all' Oktoberfest
ma, mi si nota di più se non vengo, o se vengo e me ne sto in un angolo...
12. Fare una master all'estero
considerati i tempi universitari italiani, farlo prima dei 30 è pura utopia
13. Fare del bene
si ecco... questa magari è consigliabile anche dopo i 30
14. Fanculizzare il capo
eccone una che mi piace... anzi, mi sa che appena lo vedo gliene dico quattro. Tanto mica può licenziarmi... me l'ha detto la lista che posso!
15. Diventare miliardario
e perché non mi dici anche come... genio di un giornalista!!?
16. Fare l'animatore di un villaggio vacanze
mmm... potrei allietare tutti raccontando la fine dei miei cantanti morti preferiti!
17. Fare un lavoro creativo
si ma questo prima o dopo aver fanculizzato il capo?!
18. Comprare una moto il Ciao Piaggio classe '79 vale?
19. Lanciarsi con il paracadute
ok, ma gli assorbenti con le ali me li date voi o devo comprarli io??
20. Giocare almeno 5 min nella tua squadra del cuore
ma, veramente a me basterebbe fare la saponetta negli spogliatoi ;-)
21. Farsi un tatuaggio e farsi un tatuato?? No eh... no
22. Vincere una coppa
no, però una volta sono salito sul palo della cuccagna e ho vinto un salame!!
23. Fare un coast to coast in moto
il mio Ciao arriva a malapena dal panettiere... sola andata
24. Smettere di fare i mammomi
mammone io... ma con chi credi di avere a che fare!?!
25. Passare una notte in cella
dice che fa figo... si ma poi che glielo spiega alla mia mammaaaa?!!
26. Partecipare al grande fratello
beh, in effetti sarei perfetto... non so fare nulla
27. Fare coming out
la didascalia dice: se sei gay è ora di dirlo, e se non lo sei dillo lo stesso... che è il sogno di ogni donna redimere un omosessuale. Genio di un giornalista... ne sai una più del diavolo... geniaccio!!
28. Diventare una rock star
Beh, allenato sono allenato: con tutte le prove che ho fatto suonando lo spazzolone davanti allo specchio...
29. Fare il domatore di coccodrilli dai... ma se ho paura delle lucertole!
30. Liberare i nani da giardino
Eh si, di tutte le cose che uno può fare prima dei trenta, questa mi sembra proprio la più indispensabile. Certo che tu "bravo giornalista", da Maxim sei proprio sprecato. Il Pulizer ti dovrebbero dare a te... in testa!!
Oggi, in occasione di quello che poteva essere il 39° compleanno di Jeff Buckley, ecco la top 5 dei miei cantanti morti preferiti:
lato B
1. Jeff Buckley (1966-1997) - annegamento
2. Nick Drake (1948-1974) - overdose da sonnifero
3. Kurt Cobain (1967-1994) - suicidio mediante colpo di pistola al volto
4. Bob Marley (1936-1981) - cancro
5. Ian Curtis (1956-1980) - suicidio mediante autoimpiccagione
lato A
N.P.
(a precisa domanda rispose: i miei cantanti preferiti son tutti vivi, e godono di ottima salute...)
Per maggiori informazioni: Premature Death of Rock Stars
Giornata particolare oggi. A metà mattinata ho manufatto tre panini, per me e Matteo. Golfetta, mozzarella, emmentaler e salame, tra le altre cose. Dopo averli infilati nello zaino ho inforcato la bicicletta e sono partito. Quindici minuti di saliscendi pensando: caspita, sto portando il pranzo al mio moroso in ufficio. Chi l'avrebbe mai detto? Io non me lo sarei mai detto. Io. Parcheggio, lucchetto e m'incammino verso il fiume. Devo prendere pure un autobus. Il numero 8. Mi piace mischiarmi alla gente quando devo viaggiare, mi piace attendere l'arrivo, spazientirmi per i semafori rossi, guardare dal finestrino gli automobilisti in coda nella corsia opposta e fare quel mio gioco mentale del me_lo_farei_o_no? Arrivo in città, busso, mangio e bacio. Il suo ufficio é deserto, che gli altri son via per lavoro da qualche giorno, e io son qua, ad osservarlo mentre progetta non so che. Sembra quasi una prova tecnica di convivenza. Sembra. In certi momenti di stanca invece tornano alla mente vecchie trasferte lavorative con mio padre, da bambino. Ad un certo punto c'era sempre qualche giovane segretaria che mi diceva: "perché non ti siedi qui con me e giochi a fare un disegno mentre papa' ripara la piegatrice?". A me la piegatrice mi sapeva tanto di una collega della stiratrice, come quella dell'appartamento accanto al nostro. Una stira e l'altra piega, no? Attendo l'orario di chiusura, e non posso fare a meno di pensare che "é dentro i gesti di ogno giorno, l'amore é tutto li', dentro le cose di ogni giorno". Altro ricordo. Di me che scrivo questa stessa frase su di una porta, ma con tutt'altro sentimento in circolo. Altri tempi, altri giochi. Ad esempio, appena tornato a casa, giochero' a Un-Due-Tre-Stellone. Uno dei miei pupilli-der-carcio s'ignuda per il giornale del padrone e io non dovrei approfittarne?? Ah, Roberto, e dire che eri ad un passo dall'Atalanta... (Mah, la copertina dice "i migliori esercizi per il sesso". Me li spiega Stellone? Tipo Tutor 24 ore su 24 con tanto di numero verde?) Il Cronista é (tornato) più stupidino che mai.
Mi sembrava di aver iniziato bene, e come al solito l'ormone ha preso il controllo. Di cosa, ancora non si é ben capito.
Con la F : strumento di legno con una ruota, con la quale girandola si torce il filo // macchina per filare // luogo dove si fila FILATOIO (esatto!) Con la A : arnese fatto di bacchette di legno, intorno a cui si colocca la matassa, e che, girando su di un perno, la dipana ARCOLAIO (esatto! l'ultima e il premio é suo) Con la P : Angelo, scrittore italiano del Quattrocento, allievo del grande Marsilio Ficino, autore di "Fabula d'Orfeo" ..... passaparola .... (gonggggg, tempo scaduto. POLIZIANO!!! Peccato... ) Ma non era un pittore!?? Ricordavo un famoso Rosso Poliziano... no, eh? no.

“Dovrei smettere di andare bene di Latino. Questo fatto mi stona con tutto il resto, non mi aiuta di certo. Dovrei smettere di barricarmi nel mio retrobottega-studio e starmene per ore come uno scemo a tradurre Orazio. Va bene che non lo sa nessuno, però non si fa. Credo mi faccia anche male. Solo che non riesco a smettere. < Mamma, posso andare male almeno di una materia? > chiedo a mia madre. Mi domanda se sono diventato matto. Credo che non abbia capito. Mio padre dice sempre che il mare non lo devi mai prendere di punta, se non vince lui. Invece se prendi il mare per obliquo, arrivi dove vuoi. Spiego a mia madre che io adesso la voglio prendere per obliquo, la scuola: assecondo io miei 10 di latino, e invece male di un’altra materia; così arrivolo stesso dove voglio, ma per obliquo. Semplice no?”
Erano mesi che non mi imbattevo in un romanzo così appassionante. Mi sono sentito in obbligo di leggerlo interamente nell’arco di una giornata, talmente ero curioso di sapere in che modo gli eventi avrebbero segnato la vita del protagonista. Un libro intelligente, sottilmente ironico, che si fa portatore, tra le altre cose, di un messaggio che mi sento di sottoscrivere in pieno: la scuola, non coltiva il talento, anzi, tende a spegnerlo.
“Si ricomincia sempre tutto dall’inizio. Mai che si vada anche un po’ avanti. Alle medie rifai le cose delle elementari, al liceo le cose delle medie e delle elementari, all’università le cose del liceo, delle medie, delle elementari… Chissà dove si faranno le cose dell’università.”
Tutto ruota attorno a Gaspare, ragazzo di un’isola del sud con la passione per il Latino, il quale, fortemente voglioso di studiare ed apprendere, si trasferisce nella fredda Torino pur di poter studiare in un liceo, scientifico, sotto la supervisione della madre e di una grassa zia. E, pagina dopo pagina, questo libro mette in scena l’evoluzione alla rovescia, una sorta di romanzo di s-formazione, del protagonista. Professori ottusi, programmi stantii, e un’omologazione di fondo, necessaria per essere accettati, che passa attraverso il vestirsi con certe marche di abbigliamento o il parlare buffi gerghi tribali. L’apprendimento lascia il posto alla popolarità all’interno del branco, e nemmeno l’ambiente universitario, qualche anno dopo, sarà per il talentuoso Gaspare un’àncora di salvezza. Ma è proprio in questo momento, in questo finale a crescere del libro, che emerge tutto lo splendore della trama, ed ecco quindi
che ad anni di distanza vengono svelati dettagli e particolari di episodi raccontati in precendenza, e il riscatto morale si compie. E poi c’è quella storia di un pioppo coltivato in casa per nascondere le antipatiche tubature del riscaldamento agli occhi di una ragazza. Pagine, a tratti commoventi, personaggi forti e ben delineati, insomma, un gran bel lavoro. Io mi son rivisto, a tratti, nell’ “avulso” Furio, un ragazzino che per qualche anno ha passato tutti gli intervalli incollato, e solitario, al termosifone del corridoio, a cui piace creare occhi per i pelucchi manufatti.
(2004, Ugo Ganda Editore. 257 pagine, 14.50 €)
“Il Fato insomma mi sembra una cosa che ti sta sopra e disegna la tua vita: come un pantografo gigante e tu lì, appeso alla squadra, viaggi per il tuo foglio bianco, ignaro ma sereno, perché… sei portato. Il Caso no, il caso non è né sopra né sotto di te, viaggia al tuo livello, è una specie di animaletto agile che s’intrufola di qua e di là, tu non lo vedi mai, e sul più bello ti esce di lato e ti fa: <Bu!> Tu ti scaraventi tre passi indietro, urli, ma non c’è niente da fare: t’ha preso! E’ diverso no?
Sono IlCronista, e nella mia tracolla ispanica tengo meco degli appunti in arretrato. E siccome è giunto il tempo di far spazio, nonché di alleggerire il bagaglio, lascio fluire impressioni musicali in differita.
Seguendo il rigoroso ordine cronologico degli eventi, è il venti ottobre, due parole vanno spese per l’esibizione dei siciliani MartaSuiTubi. Nonostante il nome della rassegna lasci intendere altro, “acusticamente”, ciò che più delude è proprio l’acustica del locale. Anche perché i MartaSuiTubi han messo su famiglia, che dall’unione delle due chitarre principali è nata una batteria
che fa un casino incredibile, tanto da coprire tutta la bellezza dei testi delle canzoni. Resta comunque una situazione molto gradevole, accattivante e coinvolgente, in particolarmodo quando tutto il pubblico manda a memoria il brano “Vecchi Difetti”. Ed è proprio sull’argomento liriche delle canzoni che i due mettono in piedi un simpatico siparietto, che in qualche modo vado a riportare.
“Spesso dicono, o scrivono, che noi proponiamo brani con testi al limite del non-sense. E lì mi incazzo, perché passiamo mesi e mesi a soppesare ogni singola parola, ci ragioniamo davvero, potrebbe non sembrare ma è così, e l’arrabbiatura è doppia anche perché c’è gente che poi incensa canzoni con testi orribili, facendoli passare per inni generazionali. E’ anche di questo che vorremmo parlarvi. C’è una canzone che ultimamente circola in radio, non vi diremo di chi è perché non sta bene, ma magari l’avete già sentita. Noi sappiamo come è nato il ritornello, e adesso ve lo spieghiamo. Allora… c’è questo cantante che una mattina si sveglia, è disperato perché vuole fare un concerto con cui battere tutti i record di pubblico e palchi su cui suonare, più di Vasco. Lo chiameremo METALBUE. (primi sorrisi. segue imitazione di voce roca più lombarda che romagnola, tantè che uno dice all’altro -così però sembri Bossi-). Insomma, Metalbue appena sveglio partorisce l’idea per il ritornello, che inizialmente era previsto come un “Buongiorno! Buongiorno!”. (lo cantano, si sghignazza un po’ tutti). Ma subito si rende conto che così il pezzo non funziona, e allora ecco la sudatissima trasformazione in il-giorno-dei-giorni dopo vari giochi di parole. Ma non è finita, che Metalbue ancora deve risolvere l’annosa questione di una rima che proprio non gli viene. (riparte l’imitazione della voce). “Femmina-come-l’entrata” Che mettere come rima? Quale complessa metafora? “Femmina come…?” (Il cantante prende tempo, perplesso ma divertito, fino a quando un ragazzo dal fondo locale non urla) ”Come-l’uscita!!”.Come l’uscita! Bravo, come ho fatto a non pensarci prima?! Era così semplice…”.
Simpatici, davvero simpatici, e soprattutto, come dar loro torto?
Pochi giorni dopo, il ventisei, è stato invece il turno, sempre all’interno della precedentemente citata rassegna, del bel Roberto Angelini, coadiuvato nel suo progetto artistico da Riccardo D’Erasmo, ex violinista dei Nidi D’Arac. Smentisco categoricamente di aver presenziato semplicemente per questioni di sorconaggine, come qualcuno ha lasciato intendere, e il colletto della mia camicia intriso di bava a fine serata non è una prova così schiacciante. Ricordo a chi di dovere che io (io!) seguo, e ammiro, l’Angelini sin dai tempi in cui era paffutello, con un taglio di capelli da sfigato e capace di dare alle stampe un album spettacolare, da vero cantautore, come “Il Sig. Domani”. Che poi, in fin dei conti, la parentesi di “Gattomatto” andava interpretata come risposta al “Corvo Torvo” del maestro Vinicio Capossela, e non come semplice tormentone per menti stanche. In conclusione il risultato finale della rilettura proposta, a parer mio è più che sufficiente. Promosso sul campo.
Confermo invece di aver affermato che il-cantante-morto Nick Drake realizzava brani molto simili tra di loro. Belli, ma uguali. Almeno, questo è quel che mi pare.
* un po’ recensioni, un po’ rettifiche.
Guglielmo Pispisa - Città Perfetta

<<Una piccola azienda di software viene venduta alla Morgan Holding, enorme corporation. Il gruppo di amici che formano la Simpliciter - Ken, il capo, che assume solo disadattati creativi, Max il bello, Bella di Giorno la punk, Chiara la misteriosa, Conte il genio informatico - crede di poter portare dentro la Morgan le proprie idee. Ma anche la Morgan ha un progetto sui giovani maghi della Simpliciter. E la Morgan deve riuscire a vendere al pubblico il suo piú grande investimento, non solo immobiliare: la mirabolante Città Perfetta...
Un romanzo sulla generazione dei trentenni, sospesi tra sogni di gloria - e di utopia - e fallimento, alle prese con la loro malefica Balena Bianca: la rivoluzione che diventa conformismo, il lavoro come creatività o schiavitú, la sfida perenne della ribellione individuale. >>
(2005, EINAUDI Stile libero BIG - pp. 386 - 15,5 euro - ISBN 8806175467)
E' la quarta di copertina di un libro che oggi, in libreria, ha attratto la mia attenzione. Non l'ho preso. Che siete matti?! Generazione di trentenni, sogni di gloria, fallimenti, il gruppo di amici nella grande multinazionale... no, no!! Troppi riferimenti alla mia vita reale, troppo alto il rischio di identificarsi nei personaggi e di finire nel labirinto delle crisi esistenziali dal quale si sa, è poi molto arduo uscirne.
"Scusi... lo scaffale dei fumetti??"